Sabato 2 luglio, all’Arena, VAN DE SFROOS, dopo Yanez, torna con concerto spettacolare

Pubblicato: giugno 29, 2011 in Attualità a Monza e in Brianza

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Alzi la mano chi avrebbe scommesso di vederlo così in alto al Festival di Sanremo. Davide Van De Sfroos (a lato nella foto ufficiale di Carlo Pozzoni), all’anagrafe Bernasconi, il cantautore lumbard che arriva dalle affascinanti sponde del lago di Como, si è piazzato subito dietro la terna vincente. Un risultato cui hanno contribuito le giurie di qualità, e ce lo si poteva aspettare, ma anche le giurie popolari.

L’estate dopo la partecipazione a Sanremo… È cambiato qualcosa?

«Si sono visti i segni. Ho sentito l’affetto di chi ci conosceva e ha vissuto Sanremo come un trionfo e la soddisfazione di chi ci ha conosciuto con il Festival e così ha scoperto un mondo che prima non aveva a portata di mano: quelli che sono partiti da “Yanez” e poi hanno scoperto altro».

All’Arena incontrerai i lettori del ViviMilano. Che cosa ti aspetti?
«Un’interazione in più. Quello della musica sembra un mondo spostato, inarrivabile, sulle nuvole. Invece è un mondo di artigiani che vivono di musica. Non sarà come andare assieme a un amico al bar, ma sarà un’occasione per spiegare chi sono».

E chi è Davide Van De Sfroos?
«Credo di essere un raccoglitore, un viaggiatore, un custode di cose che avevo paura andassero perdute. Ora che le ho allineate su una collana sono più sereno».

Come racconterebbe il suo percorso?
«Sono partito da una posizione distante da me e con “Yanez” ho raccontato cose che mi riguardano direttamente. Mi sento un uomo medicina, quasi sciamanico, sgomento dell’impianto di questo mondo a cui provo a reagire con il bello, il sensato e l’emotivo».

Nei tuoi concerti ci sono sempre state tante parole, non solo la musica…
«In principio era il verbo (ride, ndr). Se non ci fosse stato il desiderio di raccontare le cose avrei fatto suonare altri, non credo che avrei preso in braccio una chitarra. Non mi interessano le luci, l’essere al centro del palco. Era necessario per me raccontare delle storie e non lasciarle dentro a un quaderno».

Sarà così anche in questo tour?
«Nei teatri chiedo di ascoltare. D’estate all’aperto si canta e si balla tanto: è la stagione in cui si ha voglia di fare quattro salti con una birra in mano, liberi, si pensa al divertimento. Quindi dal palco non si devono fare troppe menate».

Cambia qualcosa nella scaletta?
«Ho una scaletta serrata in cui ho recuperato pezzi più movimentati come “… E semm partii” e “Capitan Slaff” che non c’erano nell’ultimo tour teatrale».

Che cosa ha significato Milano nella vita di un ragazzo che arriva da un paesino sul lago di Como?
«Mi ci sono avvicinato nel corso degli anni e l’ho capita senza più quella soggezione di uno per cui già Como era una città, figurarsi Milano».

Torniamo indietro con i ricordi…
«Ero ragazzo negli anni Settanta e i telegiornali presentavano una Milano inquietante: i cortei, gli anni di piombo. Le poche volte che ci sono venuto avevo paura della vastità della città, della sua complessità e temevo di dover indossare il giubbotto antiproiettile. Poi c’è stato anche il momento in cui Milano era il posto dove trovare i dischi e le magliette dei miei gruppi preferiti, Clash, Ramones…».

Dove andavi a fare acquisti?
«Ovunque. Buscemi, Mariposa, un negozietto specializzato in garage-punk in zona Navigli e i grandi spazi come le Messaggerie e il Virgin Megastore in Duomo».

Quindi è arrivato il momento della Milano che ti accoglie come cantautore: Piccolo, Smeraldo, Palasharp… Su su, fino al Forum…
«E adesso l’Arena civica. In 10 anni ho setacciato la Milano della musica e devo dire che è nato un bel rapporto di comunione».

Manca San Siro.
«O imparo a giocare a pallone o…».

«Soundcheck». Sabato 2 luglio. Ore 17.30. Arena Civica. Viale Byron 1.

Il concerto. Sabato 2 luglio. Arena Civica. Viale Byron 1. Tel. 02.62.69.47.10. Euro 26.45. Ore 21

(Corriere Milano.it)

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