STARDUST MEMORIES: VELLUTO BLU, un capolavoro di David Lynch

Pubblicato: maggio 31, 2011 in Sturdust memories

IL FILM

In una cittadina della California un giovane studente del college, Jeffrey Beaumont, scopre in un giorno fra l’erba un orecchio umano, che consegna immediatamente alla Polizia. Invaghitosi di Sandy, la figlia del detective Williams, comincia con lei a portare avanti indagini sulla vicenda, parallele a quelle svolte dalla polizia. E’ in questo modo che Jeffrey si trova catapultato nella vita di Dorothy Vallens, cantante di night detta Velluto Blu, e nel mondo del Male: violenza, traffici di droga e depravazione, sequestri di persona e minacce. E sarà proprio Jeffrey, coinvolto per caso in queste vicende, a fare da deus ex machina e a riportare l’ordine nella cittadina di Lumberton.

 

LA CRITICA

“In un mondo “strano”in cui anche i pettirossi, simbolo dell’armonia, si nutrono dianimali schifosi, Lynch si muove con grande talento visivo e narrativo fra un registro e l’altro e, aiutato dalla splendida fotografia di Frederick Elmes, alterna la quiete e la luce dei sonnacchiosi pomeriggi di un piccolo paese alle ombre, l’orgiastico, il sangue delle notti, le linde villette della periferia ai fatiscenti palazzi e locali del centro, la luce ed il buio.

Come spesso accade nei film del regista americano, non è facile districarsi in queste apparenti contraddizioni: Lynch indugia deliberatamente nella rappresentazione della violenza e delle perversioni dei protagonisti,con un’attenzione che non sembra gratuita, bensì specchio di una precisa scelta artistica.

Ma è anche vero che il fin troppo roseo happy end, pur giungendo dopo una prolungata “discesa agli inferi”, non puo’ essere liquidato come mera sferzata ironica alle convenzioni di molto cinema e alle illusioni dell’America benpensante. E’ più opportuno allora lasciare questa come una (volutamente) non risolta dicotomia, che peraltro rappresenta buona parte del fascino di un’opera per altri versi estremamente lineare. Non vi è dubbio, infatti, che per molti aspetti “Velluto blu” sia un thriller classico, che rispetta con maestria le regole del genere. In più ci sono l’abilità registica di Lynch e la sua capacità di realizzare storie, immagini e personaggi evocativi, che danno al film uno spessore inusuale e un’indubbia forza accattivante.”

IL REGISTA

David Lynch nasce nel 1946 nel Montana, in una cittadina pittoresca, come quelle che spesso rappresenta nei suoi film.

Da adolescente sogna di diventare psichiatra ma, col passare del tempo, scopre la sua vocazione per la pittura: nel 1963 si iscrive,quindi, al Corcoran School of Art di Washington. Nel 1965 è ammesso alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia.

La violenta periferia di Philadelphia ispira a Lynch il primo lungometraggio, “Eraserhead-La mente che cancella”, a cui lavora per cinque anni per via di grandi difficoltà finanziarie. Già in questa pellicola emerge il suo stile inquietante e allucinato; questi sacrifici gli valgono subito un’immensa popolarità, con giudizi entusiastici anche da parte di Stanley Kubrick e di George Lucas.

Nel 1980 l’amico Mel Brooks gli affida la realizzazione di “The elephant man”, film in stile vittoriano che gli vale la definitiva consacrazione nel mondo del cinema. Il film ottiene otto candidature all’Oscar ma non ne vince nemmeno uno. La fama di Lynch è, però, ben consolidata e si distingue a Hollywood per essere un cineasta di grande particolarità.

Nel 1984 realizza il fantascientifico “Dune”,suo primo film a colori.

Nel 1986 è la volta di “Velluto blu”, che viene escluso dal Festival di Venezia con l’accusa di essere un film pornografico; da questo film nasce la relazione di Lynch con Isabella Rossellini.

Nel 1990 “Cuore selvaggio”, fra mille polemiche, vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes, anche per il forte appoggio dato al film da Bernardo Bertolucci, quell’anno presidente della giuria.

In questo periodo si dedica anche alla serie televisiva “I segreti di Twin Peaks”, destinata come gran parte dei suoi lavori a fare scalpore e a far parlare molto di sé.

Nel 1997 gira “Strade perdute”e nel 1999 “Una storia vera”.

Nel 2001 il genio creativo di Lynch lo porta a realizzare “Mulholland drive”, sicuramente uno dei suoi migliori film: onirico, ambiguo, inquietante, complesso: il suo stile è ormai arrivato a completa definizione. La critica premia il film con la Palma d’Oro al Festival di Cannes ( in ex aequo con “L’uomo che non c’era” di Joel Coen).

Nel 2006 ha presentato al festival di Venezia “Inland empire-l’impero della mente”.

CURIOSITA’

Nel 2006 David Lynch è stato insignito del Leone d’oro alla carriera, alla 63° Mostra cinematografica di Venezia.

Per espressa volontà del regista, le edizioni in Dvd dei suoi film non presentano alcuna divisione in capitoli.

Oltre ad essere regista, Lynch è sceneggiatore, produttore cinematografico, pittore, compositore, attore, montatore, scenografo e scrittore.

George Lucas offrì a Lynch l’opportunità di dirigere “Il ritorno dello Jedi” ma il regista rifiutò.

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