“Dieci Inverni”, continua il viaggio di Sturdust memories nel cinema d’autore

Pubblicato: maggio 24, 2011 in Sturdust memories
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“ quanto tempo ci vuole per innamorarsi?”

IL FILM

Inverno 1999. Camilla, poco più che diciottenne, lascia il paese d’origine per frequentare l’università  a Venezia.Sulvaporetto incontra Silvestro,suo coetaneo, anche lui stessa destinazione ma idee molto meno chiare. Lei ha una lampada incellofanata come bagaglio a mano, lui una pianta di cachi. Un timido segnale di riconoscimento e di affinità, un indizio di una possibile futura condivisione che i due, nell’età simbolica della maturità ma non ancora giunti alla vera maturità sentimentale, non riescono a cogliere. Silvestro, per caso e fatalità, perde l’ultima corsa della sera e passa la notte a casa di Camilla. Di qui una storia lunga dieci inverni, fra Venezia e Mosca, fatta di incomprensioni, fragilità, timidezza, orgoglio ma soprattutto di paure che porterà i due a sfiorarsi ripetutamente e a rincorrersi con ostinazione.

LA CRITICA

“Dopo tanto cinema italiano ricalcato sui casi di cronaca o formattato a tavolino “per i giovani”, ecco un nuovo regista che giovane è veramente e dei lunghi anni in cui si sgrana questa età tutt’altro che omogenea ci dà un saggio sensibile e originale malgrado qualche incertezza. Si chiama ‘Dieci inverni’ e lo ha diretto Valerio Mieli, ex-allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, per l’occasione anche co-produttore di questo film girato fra Venezia e la Russia. Una buona notizia per chi temeva che la gloriosa istituzione romana fosse ormai avviata, salvo ovvie eccezioni, a formare professionisti destinati a lavori soprattutto televisivi. (…) Diviso fra una Venezia insolita, quasi laterale, e una Russia intima e mai banale, sospeso da Marco Onorato (già occhio di Matteo Garrone) in una gamma di colori spenti e sfumati, ‘Dieci inverni’ cerca il rovescio delle cose e delle parole in una partitura di emozioni trattenute e di gesti fuori sincrono così lontana dal nostro cinema “giovanile” abituale che si stenta quasi a credere abbia già trovato una

distribuzione. Anche se naturalmente una rondine non fa primavera.” (Fabio Ferzetti, ‘Il Messaggero’, 05 settembre 2009)

“Mieli non è mai invadente con la sua macchina da presa, la coproduzione, pur molto presente, ha sempre una sua coerenza – la Russia e i russi sono parte del racconto e non posticce giustificazioni di un finanziamento (ottimo lavoro, organizzare una coproduzione in Italia sa di miracolo) -, l’alchimia tra i protagonisti è sempre solida ed efficace. Quei dieci anni, peraltro, non provocano insopportabili giochi di trucco e parrucco, ma lievi e visibili cambiamenti, con Riondino che diventa adulto rimanendo bambino con la faccia da schiaffi, e Isabella Ragonese che si mostra bella in tutti i suoi cambiamenti, fino a un inedito look con capello corto. Entrambi evidenziano le loro fisionomie da romanzo russo, i lineamenti da giovani eroi letterari, senza perdere carattere e modernità. E gli inguaribili romantici usciranno con un sorriso soddisfatto, anche se i grandi amori sono soprattutto grandi fatiche. D’altronde è l’impresa e la sfida che nascondono a renderli tanto dolorosi e necessari. Buona la prima.” (Boris Sollazzo, ‘Liberazione’, 11 dicembre 2009)

IL REGISTA

Romano, classe 1978, Valerio Mieli si laurea in filosofia e si avvicina al cinema e alla fotografia a partire dal 2004. Ha frequentato la New York Film Academy e, mentre studia recitazione e fotografia, lavora come sceneggiatore e assistente alla regia.

Dal 2005 studia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove realizza diversi cortometraggi premiati in occasione di festival e si diploma nel dicembre 2008 in regia.

“Dieci inverni” è il suo primo lungometraggio; il regista è anche autore del romanzo “Dieci Inverni”, edito da Rizzoli.

A proposito del film, dice: “Dieci inverni è la storia di due ragazzi che non riuscendo ad amarsi subito devono imparare a farlo, destreggiandosi tra le difficoltà del diventare adulti.

Per raccontare questa storia d´amore volevo una forma di romanticismo che fosse vera e fiabesca insieme. Per questo ho scelto di ambientare il film in una città poetica come Venezia, ma mostrandone il volto più quotidiano dei mercati, dei bàcari e dei vaporetti.

In tutte le fasi della lavorazione, dalla scrittura al lavoro con gli attori, fino a quello sulla musica, la mia preoccupazione principale è stata di mantenere quest´equilibrio tra realismo e levità.”

CURIOSITA’

L’idea del film è nata durante la fine del corso di studio degli allevi del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Valerio Mieli nel 2010 è stato premiato con il David di Donatello e con il Nastro d’Argento

( quest’ultimo in ex aequo con Rocco Papaleo, “Basilicata coast to coast”) come miglior regista esordiente.

Il soggetto è arrivato finalista al premio Solinas.

Vinicio Capossela figura nel cast: appare, infatti, con un cameo durante il quale esegue uno stralcio di “Parla piano”, traccia tratta dall’album “Da solo”, canzone che viene riproposta anche nei titoli di coda.

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