Old Boy, il racconto di un film d’autore nella rubrica sturdust memories

Pubblicato: maggio 17, 2011 in Sturdust memories

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“ Ridi e il mondo riderà con te. Piangi e piangerai da solo”
IL FILM

Oh Dae-Su è un uomo sposato e con una figlia. Un giorno, all’improvviso, si ritrova imprigionato in una stanza, senza conoscere il volto del suo aguzzino e senza sapere perché. Ci rimarrà quindici anni. Improvvisamente liberato, dovrà fare i conti con la ritrovata libertà, con un’accusa sulle spalle di omicidio della moglie, con la sparizione della figlia e, soprattutto, con una forte sete di vendetta.

Ben presto, però, si rende conto di essere solamente finito “in una prigione più grande”: a muovere le pedine del gioco è ancora Woo Jin, il suo carceriere, che gli pone una nuova sfida: scoprire, in soli cinque giorni, il motivo per cui è stato rinchiuso. E’ nel tentativo di risolvere questo enigma che Oh Dae-Su si troverà a fare i conti con terribili colpe di cui non si era mai reso conto.

LA CRITICA

“In concorso a Cannes esattamente un anno fa, ‘Old boy’ ha ricevuto il Gran Premio della giuria presieduta da QuentinTarantino. Fummo facili profeti a prevedere che Quentin lo avrebbe apprezzato; non si deve credere, però, che la violenza rappresentata dal regista coreano somigli a quella del collega. Laddove le stragi tarantiniane sono ludiche, venate d’ironia da cartoon, qui la violenza non ha nulla di seducente, né di divertente: è disumana, atroce, brutale come il mondo che la incornicia. E Park Chan Wook non si diverte a fare il furbo con lo spettatore, non cerca di stupirlo. Lo immerge, invece, dentro il cervello di un uomo imprigionato in un incubo, rendendogli sempre più urgente il bisogno di scoprire, assieme a lui, la verità. La Universal ha già acquistato i diritti del film per un remake: che dovrà faticare un bel po’ per stare alla pari con l’originale.” (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 6 maggio 2005)

“Uno dei migliori film della stagione che, peraltro, non si raccomanda a uno spettatore timorato o generico. ‘Old Boy’ rievoca, infatti, l’universo di Lynch e Cronenberg, Kitano e Tarantino: adattando liberamente gli otto album di un fumetto giapponese scritto da Tsuchiya Garon e disegnato da Minegishi Nobuaki, il quarantunenne regista coreano Park Chan-wook è riuscito a trasformare le cupe, feroci, visionarie atmosfere del manga in un noir che a più riprese mozza il respiro. (…) Il ritmo e la musica scandiscono la progressione dello stile verso uno scioglimento alquanto lambiccato (col sospetto di due incrociati incesti), che finisce col contare meno delle acmi paranoiche sparse come il sale sulle molteplici ferite romanzesche: un polpo mangiato vivo, formiche che escono dalla pelle, la tortura dei denti strappati a uno a uno con il martello, zuffe sanguinarie a colpi di mazza in lerci sottoscala, bravacci forniti di maschera che sorvegliano una ragazza stordita dal gas e appesa seminuda al muro, il giovane ed elegante deus-ex-machina che ha un’enorme cicatrice sul torace e impugna il telecomando che in caso di pericolo gli farebbe immediatamente scoppiare il cuore malato… La potenza narrativa, tuttavia, trasporta questi eccessi nello spazio di una tragedia greca manipolata dall’alterazione delle coscienze.” (Valerio Caprara, ‘Il Mattino’, 7 maggio 2005)

IL REGISTA

Coreano, classe 1971, Park Chan –Wook studia Estetica all’Università di Seoul, per poi trasferirsi a Sogan e laurearsi in Filosofia. Dal 1988 lavora nel mondo del cinema, svolgendo ruoli diversi e diventando assistente alla regia di Kwank Jae-young. Nel 1992 dirige il suo primo film, “The moon is the sun’s dream”. Lo scarso successo del film al botteghino e i giudizi poco entusiasmanti della critica rallentano l’attività del regista, che propone il suo secondo film dopo cinque anni dall’uscita del primo, nel 1997, “Trio”, che non ottiene miglior fortuna del primo. E’ solo con “JSA:Joint security area”(2000) , adattamento di un romanzo di Park Sang-yun, che Park Chan-Wook raggiunge il cuore del pubblico e diventa uno dei cineasti più rappresentativi del cinema sud-coreano.

Il suo terzo film, “Mr Vendetta”, del 2002, un thriller dai risvolti politici,ottiene numerosi riconoscimenti ai festival nei quali viene presentando, consacrando definitivamente la carriera del regista.

Nel 2004 “Old boy” vince il Gran Premio della Giuria di Cannes e riceve critiche entusiaste da parte di Quentin Tarantino.

Nel 2005 la trilogia della vendetta, iniziata con “Mr. Vendetta”, si conclude con “Lady Vendetta” presentato alla 62° Mostra del cinema di Venezia.

Nel 2007, al Festival di Berlino, presenta “I’m a cyborg but that’s ok”, opera che si discosta per tematica dalla “trilogia della vendetta” in quanto incentrata su una storia d’amore vissuta in un ospedale psichiatrico e che vince il premio “Alfred Bauer”.

Nel 2009, di nuovo a Cannes, presenta “Thirst”, storia di vampiri, vincendo così il Premio della giuria in ex aequo con il film “Fish Tank” di Arnold.

Nel 2011, il suo horror “Night fishing”, corto di 30 minuti girati con due I-phone, è diventato un cult.

A livello stilistico Park Chan Wook è un innovatore, si cimenta con, mitologie, generi e problematiche presenti e passate e costruisce racconti che gli consentono di sfruttare pienamente tutte le potenzialità del linguaggio cinematografico.

Sensibilissimo alle innovazioni tecnologiche, si distingue per la grande sperimentazione, mescolando tecniche di ripresa analogiche e digitali.

CURIOSITA’

Park Chan Wook è al momento impegnato con il suo primo film in lingua inglese, “Stoker”. Nel cast Colin Firth, Nicole Kidman e Mia Wasikowska.

Dal 25 al 29 maggio al cinema Gnomo ( Milano, via Lanzone 30/A  ) si terrà la rassegna “Il cinema di Park Chan Wook”. Maggiori informazioni sono presenti nel sito del Comune di Milano.


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