Un tuffo nelle stelle con Sturdust Memories: Il giardino delle vergini suicide

Pubblicato: maggio 10, 2011 in Sturdust memories

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IL FILM

America, anni ’70. In un quartiere residenziale di una cittadina del Michigan, i ragazzi del vicinato sono irresistibilmente attratti dalle cinque sorelle Lisbon, di età compresa fra i 13 e i 17 anni. Il suicidio della più piccola, Cecilia, trasforma il loro interesse in ossessione e morbosità verso le sorelle rimaste. I ragazzi, attraverso le pagine del diario rubato di Cecilia, cercano spiegazioni al suo gesto e una chiave per entrare nel mondo chiuso e soffocante delle sorelle rimaste, schiacciate da una madre intransigente e moralista e vittime di un padre non in grado di combattere l’eccessiva rigidità della moglie. La loro cronaca sarà la cronaca di un mondo lontano dalla realtà, un mondo di amore, paura, ossessione, desiderio, infelicità e morte, un mondo fatto di tragici eventi che saranno destinati a cambiare la vita dei ragazzi e di domande a cui per sempre, anche nel ricordo, cercheranno di dare risposta.

LA CRITICA

“E’ lo stile di Sophia Coppola – elegante, onirico anche nel realismo borghese, sempre a un passo dal Kitsch senza caderci mai dentro, pieno di dettagli precisi e di precisa conoscenza dei movimenti e dei sogni dell’età verde – a dare forza ad una storia che avrebbe potuto essere (e per certi versi è) pura fantasia morbosa, non a caso costruita da una mente maschile che affabula dall’esterno, come i ragazzini del vicinato, sulle cinque dee bionde. E più che gli acuti della tragedia, restano nella memoria la bravura con cui Sophia Coppola sa evocare i comportamenti adolescenziali”. (Irene Bignardi, ‘la Repubblica’, 18 settembre 2000) “Piuttosto che raccontare una storia in maniera convenzionale, Sofia Coppola sceglie di descrivere gli Stati d’animo ed evoca il risveglio erotico delle ragazze con sbalorditive immagini virate in color giallo, oro e rosso”. (‘Empire’)

“Per la prima volta nel lungometraggio, Sofia ha scelto di adattare il non facile romanzo di Jeffrey Eugenides, ‘Le vergini suicide’. (…) Un esordio alla regia che ha entusiasmato la critica americana e inglese”. (‘Ciak’, settembre 2000)

LA REGISTA

Sofia Coppola, classe 1971, figlia d’arte (il padre è Francis Ford Coppola)  e dalla vasta carriera( è regista, sceneggiatrice, attrice, designer nel campo della moda, fotografa) debutta in veste di regista con il cortometraggio “Lick the  star” (1998) ma raggiunge consenso di pubblico e critica con “ Il giardino delle vergini suicide” (1999),  primo capitolo di una trilogia nota come “ trilogia della giovinezza inquieta”. Ilfilm,  presentato a Cannes, dimostra la bravura della regista nel sondare le inquietudini adolescenziali, con stile personale. Risale al 2003 il secondo capitolo, “Lost in translation”, altra storia di solitudini, solitudini che questa volta si incontrano dando vita a un  rapporto in bilico fra amicizia e amore. La Coppola passa qui dal tentativo di emancipazione dal nucleo familiare alla più difficile questione del rapporto con se stessi, tema che viene risolto in una storia malinconica ma che non manca di momenti di comicità. Nel 2006 si conclude la trilogia con “Marie Antoniette”, film in costume che indaga il sottile confine fra identità privata e personalità pubblica concentrandosi sulla figura di una ragazza regina, di cui ancora una volta viene ritratta la grande solitudine. E’ la stessa Coppola ad affermare di essere molto interessata a sondare la solitudine e il senso di isolamento, cifre che la regista reputa caratteristiche della società contemporanea.

Ultima fatica della Coppola, “Somewhere” ( 2010), vincitore del Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia 2010, ritrae la solitudine e il senso di spaesamento dell’attore Johnny Marco e descrive il processo di transizione lenta e difficoltosa che l’attore compie quando nella sua vita entra la figlia undicenne.

 A livello stilistico, la Coppola si distingue per le continue oscillazioni dal registro drammatico a toni satirici, per il cinismo di alcuni suoi dialoghi e per un uso “molto fotografico” della macchina da presa.

Ilaria Parma


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